Quanto costa un sito WordPress fatto bene (e perché costa così)
di:
Toni La Bua
12 Giugno 2026 — Tempo di lettura:
14'
In sintesi: un sito WordPress non ha un prezzo, ha una struttura di costo. La forbice che si incontra sul mercato, da poche centinaia a decine di migliaia di euro, non separa chi ruba da chi regala: separa prodotti diversi che si chiamano tutti allo stesso modo. La tesi di questo pezzo: finché il preventivo resta una cifra tonda in fondo a una pagina, confrontare due offerte è impossibile. Per questo lo apriamo voce per voce, comprese quelle che di solito non si vedono.
“Ma quindi, più o meno, quanto costa?”. È la domanda che arriva in quasi tutte le prime call, di solito dopo una decina di minuti. Ed è una domanda giusta, a cui però rispondiamo sempre con un’altra domanda: cosa deve fare il sito? Perché un sito che presenta uno studio professionale e un sito che vende non sono lo stesso prodotto a prezzi diversi. Sono prodotti diversi.
Quando abbiamo iniziato a lavorare con VolumeBK, il progetto non era “fare un e-commerce”: era unire due realtà esistenti, una libreria e un negozio di dischi, in un unico ecosistema con oltre dodicimila referenze a catalogo, più corsi ed eventi da gestire accanto ai prodotti fisici. Il costo di quel progetto non si poteva stimare contando le pagine, perché le pagine erano l’ultima delle complessità. E questo, in piccolo, vale per qualsiasi sito: il prezzo racconta cosa c’è sotto, non quanto è lungo il menu di navigazione.
Perché i preventivi per lo stesso sito sono così distanti
Chi chiede tre preventivi per lo stesso sito riceve spesso tre cifre che sembrano riferirsi a tre progetti diversi. È perché si riferiscono davvero a tre progetti diversi. Sul mercato italiano convivono il tema preconfezionato adattato in qualche giorno, il lavoro sartoriale di un freelance esperto e il processo a più mani di uno studio. Su come scegliere tra queste strade abbiamo scritto una risposta onesta nell’articolo su a chi rivolgersi per creare un sito web; qui ci interessa il punto economico: ogni fascia di prezzo compra un perimetro di lavoro diverso, e la forbice è razionale, non scandalosa.
All’estremo basso della forbice si compra l’installazione di un tema e l’inserimento di contenuti forniti dal cliente. All’estremo alto si comprano ricerca, strategia, design su misura, sviluppo, contenuti, SEO, accessibilità, test e un fornitore che risponde di tutto questo nel tempo. Il problema non è che esistano entrambi: è che i preventivi raramente dichiarano in quale punto della forbice si collocano e perché. Così il committente confronta cifre, quando dovrebbe confrontare perimetri.
Le voci che compongono il prezzo (quelle che nei preventivi non si vedono)
Quando prepariamo una stima, il prezzo finale è la somma di blocchi di lavoro distinti. Eccoli, nell’ordine in cui accadono.
Strategia e co-progettazione
Il lavoro che precede il design è quello che il mercato fatica di più a riconoscere come lavoro: capire obiettivi, pubblici, contenuti esistenti, sistemi con cui il sito dovrà parlare. Nei nostri progetti questa fase passa dai workshop di co-progettazione strategica con il cliente, da cui escono l’architettura informativa e le priorità su cui si costruisce tutto il resto. Saltare questa fase non la elimina: la sposta dentro il progetto sotto forma di revisioni, ripensamenti e pagine rifatte due volte.
Design e sviluppo
Qui passa la differenza più grande tra le fasce di prezzo. Adattare un tema preconfezionato costa poco perché il design lo ha già fatto qualcun altro, per un sito generico che non è il tuo. Progettare interfaccia e backend su misura costa di più perché ogni scelta viene presa sul tuo contenuto e sui tuoi utenti. Nei nostri preventivi questa parte è scomposta per esteso: albero di navigazione, wireframe, progettazione delle griglie e dei layout, programmazione di un tema costruito ad hoc, formazione all’uso del backend, inserimento dei contenuti, test e debug. Ogni riga è lavoro che qualcuno farà davvero.
Contenuti, SEO e accessibilità
Sono i mestieri invisibili del preventivo. Un sito può essere online e formalmente completo senza farsi trovare da nessuno, senza convertire e senza essere utilizzabile da una parte dei suoi visitatori. Scrittura dei testi, struttura semantica, ottimizzazione per i motori di ricerca e requisiti di accessibilità sono ore di lavoro specialistico: quando un preventivo è molto basso, di solito è perché queste voci non ci sono. Non sono state scontate. Non ci sono.
Quanto devono essere concrete queste voci? Nei nostri preventivi arriviamo a dichiarare l’intervallo di punteggio Lighthouse che ci impegniamo a raggiungere e il monte ore incluso per i fix di accessibilità dopo l’audit. Non per pignoleria: perché tutto quello che non è scritto, a progetto in corso, diventa una trattativa.
Quello che succede dopo il go-live
Il prezzo di acquisto non è il costo del sito. Hosting, licenze dei plugin professionali e manutenzione sono costi ricorrenti che durano quanto il sito, e che vanno messi in conto fin dall’inizio: su cosa significhi una manutenzione WordPress fatta bene, e perché un sito senza manutenzione accumuli debito tecnico in silenzio, abbiamo scritto un articolo dedicato. Quanto pesino dipende dall’infrastruttura e dal livello di servizio scelti: quello che non deve dipendere da niente è che siano dichiarati nel preventivo fin dall’inizio, con le loro condizioni (nei nostri pacchetti di assistenza, per dire, le ore acquistate e non utilizzate non scadono, ed è scritto). Il prezzo di un sito si valuta sulla sua vita utile, non sul giorno della consegna.
Il prezzo a pagina: la metrica sbagliata che usa tutto il mercato
“Quanto costa un sito di 10 pagine?” è una delle domande più cercate su Google a proposito di siti web. È anche la domanda sbagliata, e vale la pena spiegare perché.
Un sito di 5 pagine con un sistema di prenotazioni, un’integrazione con il gestionale e un’area riservata costa più di un sito di 30 pagine statiche. La pagina è l’unità di misura più visibile e meno significativa di un progetto web: quello che determina il costo è la complessità di ciò che le pagine devono fare, la quantità di sistemi con cui devono parlare e la responsabilità che il fornitore si prende sul loro funzionamento. Su VolumeBK, la singola scheda prodotto è una pagina sola: dietro ci sono il catalogo con oltre dodicimila referenze, la gestione di prodotti fisici e corsi nello stesso flusso di acquisto e le performance da tenere sotto controllo a ogni rilascio.
Un esempio recente: un cliente ci ha chiesto di aggiungere al sito una pagina per le posizioni aperte. Una pagina, appunto. Il preventivo ne conteneva due versioni: una soluzione base, un modulo con le schede delle posizioni da aggiornare a mano, e una soluzione avanzata, un sistema di contenuti dedicato con una pagina per ogni annuncio, scadenze automatiche e link condivisibili sui social. Stessa voce nel menu, due prodotti diversi, due prezzi diversi. Il cliente ha scelto sapendo cosa comprava: è tutto quello che si dovrebbe chiedere a un preventivo.
Quando un fornitore prezza a pagina, sta dicendo qualcosa del suo metodo: sta vendendo contenitori, non un sistema. Per un progetto editoriale semplice può anche andare bene. Per un sito che deve sostenere un’attività commerciale è il primo segnale da approfondire.
Come costruiamo un preventivo in PaperPlane
Per i motivi appena descritti, non diamo prezzi al telefono. Non è una tecnica commerciale: è che un prezzo dato prima di capire il progetto sarebbe sbagliato per definizione, in una direzione o nell’altra.
Il percorso parte da una call conoscitiva e, quando il progetto lo richiede, da una fase di workshop in cui mappiamo obiettivi, contenuti e vincoli insieme al cliente. Da lì usciamo con un perimetro: cosa fa il sito, cosa non fa, quali integrazioni servono, chi scrive i contenuti, quali requisiti di accessibilità e performance ci diamo. Il preventivo descrive quel perimetro voce per voce, con i costi ricorrenti dichiarati accanto a quelli di progetto.
Una parte del costo, e del valore, sta nello stack su cui sviluppiamo. I nostri siti nascono su Flying, il framework WordPress che manteniamo internamente: niente page builder, un backend modulare che il team del cliente usa in autonomia e un markup curato sul piano semantico, che lavora per la SEO e per l’accessibilità allo stesso tempo. Per l’hosting non esiste una risposta unica: lo scegliamo in base ai requisiti del progetto, e quando traffico, criticità o esigenze di performance lo giustificano proponiamo Kinsta, che pesa sui costi ricorrenti più di un hosting condiviso da pochi euro al mese e ripaga in stabilità, velocità e tempi di ripristino quando serve.
Per i progetti più articolati, la definizione del perimetro è un incarico a sé: una fase di analisi fatta di interviste e workshop, che si chiude con un documento di ritorno e con l’offerta vera e propria, e il cui costo viene detratto dal totale se il progetto prosegue con noi. È il modo più onesto che conosciamo di prezzare l’incertezza: il cliente paga l’analisi, non una stima tirata a indovinare. Anche le quotazioni più snelle dichiarano per iscritto su quali informazioni si basano, riunione e data comprese: se le richieste cambiano, cambia la valutazione, ed è scritto anche questo. La timeline puntuale si definisce insieme al cliente dopo la conferma; possiamo anticipare che un processo così coinvolge più figure che si passano il lavoro, dal project management alla user experience, dal design allo sviluppo, su un arco che si misura in mesi, non in giorni.
Sulle cifre, scegliamo la coerenza con tutto quello che abbiamo scritto fin qui: non pubblichiamo fasce di prezzo, perché una fascia senza perimetro è esattamente la cifra tonda che questo articolo invita a non confrontare. Quello che possiamo dare è la logica con cui il prezzo si muove. Un sito vetrina o corporate costruito con questo metodo è la base di partenza. Le funzionalità custom (integrazioni con i sistemi aziendali, aree riservate, flussi di prenotazione) sono il moltiplicatore più frequente. Un e-commerce aggiunge la complessità del catalogo, dei pagamenti e della responsabilità su ogni transazione, ed è quasi sempre il progetto più impegnativo. Due progetti con lo stesso numero di pagine possono distare un ordine di grandezza, ed è il perimetro a spiegare perché.
Un limite reale: un sito fatto bene non conviene a tutti
Questa è la parte che un’agenzia di solito non scrive. Il nostro processo ha un costo minimo sotto il quale non riusciamo a lavorare bene, e quel costo esclude progetti del tutto legittimi. Se devi pubblicare un portfolio personale, validare un’idea o dare un indirizzo web a un’attività appena nata, il nostro metodo è sovradimensionato: un builder o un buon freelance sono risposte più giuste, e quando lo pensiamo lo diciamo in call, prima del preventivo. Pagare un processo a più mani per un problema che non lo richiede non è qualità: è spreco.
Il discorso si rovescia quando il sito è un canale commerciale, perché a quel punto il prezzo va confrontato con quello che il sito produce, o smette di produrre. Il sito economico che non converte non costa quello che è stato pagato: costa quella cifra più tutto il fatturato che non genera, ogni mese, finché qualcuno non se ne accorge.
Cosa compri davvero quando paghi la qualità
Le voci più costose di un preventivo serio, quelle su strategia, performance e accessibilità, sono anche quelle che il mercato tratta come optional. I dati dicono il contrario. Sulla velocità, i casi studio raccolti da web.dev documentano da anni la correlazione tra Core Web Vitals e metriche di business, dalle conversioni alla frequenza di rimbalzo; a cosa misurano queste metriche e cosa Google ne fa abbiamo dedicato un approfondimento sui Core Web Vitals.
Sull’accessibilità, quello che fino a ieri era una scelta di qualità sta diventando un requisito: con il decreto legislativo 82/2022, che recepisce lo European Accessibility Act, l’obbligo di accessibilità si è esteso dal 28 giugno 2025 a molti servizi digitali rivolti ai consumatori, e-commerce inclusi. Un sito costruito bene oggi ha questi requisiti dentro, non da aggiungere dopo a caro prezzo. È un altro modo di leggere il preventivo: la qualità si ammortizza, il risparmio si paga.
Da dove iniziare: come leggere (e chiedere) un preventivo
Definisci l’obiettivo di business prima del budget. “Mi serve un sito nuovo” non orienta nessuna stima; “devo generare richieste di preventivo qualificate dalla mia zona” sì, e cambia anche le cifre in gioco.
Pretendi preventivi scomposti voce per voce. Una cifra tonda non si può confrontare con niente; un perimetro dichiarato sì. Se strategia, contenuti, SEO o accessibilità non compaiono, chiedi se sono inclusi: la risposta dice molto del fornitore.
Calcola il costo totale su 3 anni, non il prezzo di acquisto. Hosting, licenze e manutenzione vanno sommati al progetto: un preventivo basso con costi ricorrenti opachi può costare più di uno alto con tutto dichiarato.
Confronta prodotti uguali, non cifre di prodotti diversi. Tre preventivi distanti tra loro quasi mai descrivono lo stesso lavoro: prima di scegliere il più conveniente, verifica che i perimetri coincidano.
Se vuoi capire in che fascia sta il tuo progetto
Non sappiamo dirti quanto costa il tuo sito senza conoscere il tuo progetto, e ormai sai perché. Quello che possiamo fare è aiutarti a definire il perimetro: una call conoscitiva di trenta minuti costa zero, e a volte la risposta onesta è che non ti serve uno studio come il nostro. Quando invece serve, è lì che il preventivo smette di essere una cifra tonda e inizia a essere un piano.