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In sintesi: fai da te, freelance e agenzia non sono tre versioni della stessa cosa a prezzi diversi, ma tre risposte a problemi diversi. Se il sito è un biglietto da visita, un builder può bastare. Se deve portare clienti, le competenze in gioco sono molte e la scelta del fornitore si fa guardando proprietà, contenuti e manutenzione, non solo la cifra in fondo al preventivo. La tesi di questo pezzo: prima di chiedere “quanto costa un sito” conviene chiedersi quanto costa, ogni mese, il sito che non funziona.

AutoRoyal Company è una concessionaria storica di Roma, con sei sedi e un’offerta di brand automotive premium. Quando ci ha contattato, un sito ce l’aveva già: costruito con un page builder, online da anni, formalmente completo. Eppure i tempi di caricamento erano eccessivi, la navigazione poco chiara e i form di contatto quasi invisibili. Il sito esisteva, ma non lavorava.

È la storia più comune che ascoltiamo al primo incontro: l’azienda ha già investito in un sito, fatto in casa o affidato al fornitore più rapido, e dopo qualche anno scopre che quel risparmio aveva un costo nascosto. Quanto fosse alto, nel caso di AutoRoyal, lo raccontiamo più avanti con i numeri. Prima conviene mettere ordine tra le alternative, perché “a chi rivolgersi per creare un sito web” è una domanda che merita una risposta onesta anche da chi, come noi, è di parte per definizione.

Le tre strade per avere un sito (e cosa comprano davvero)

La prima strada è il fai da te con un website builder: Wix, Squarespace, un tema preconfezionato su WordPress. Costa poco, parte in fretta e per certi progetti è una scelta sensata. Lo diciamo senza ironia: se devi validare un’idea, pubblicare un portfolio personale o dare un indirizzo web a un’attività appena nata, un builder fa il suo mestiere e lo fa subito.

La seconda è il freelance. Un professionista bravo porta competenza vera, un rapporto diretto e costi più contenuti di uno studio. Per progetti con un perimetro chiaro, una competenza dominante e un committente che sa già cosa vuole, spesso è la scelta migliore. Lo scriviamo volentieri: alcuni dei lavori più curati che abbiamo visto online portano la firma di una persona sola.

La terza è l’agenzia, o lo studio, come preferiamo definirci. Qui non compri solo un sito: compri un processo e un insieme di competenze che lavorano insieme, dalla strategia al design, dallo sviluppo ai contenuti, dalla SEO all’accessibilità. Costa di più e richiede più tempo. Proprio per questo non è sempre la risposta giusta: il punto è capire quando lo è.

Cosa cambia quando il sito smette di essere una brochure

Finché il sito è una presenza istituzionale, le tre strade si somigliano più di quanto il nostro settore ami ammettere. Le differenze emergono quando il sito diventa un asset commerciale, cioè quando deve farsi trovare, convincere e trasformare visite in contatti. A quel punto entrano in gioco tre fattori che nei preventivi si vedono poco.

Le competenze coinvolte

Un sito che genera contatti tiene insieme architettura informativa, user experience, copywriting, sviluppo, SEO tecnica, accessibilità e integrazioni con i sistemi aziendali. Per AutoRoyal abbiamo mappato gli intenti di ricerca con keyword research e proto-personas, progettato pagine capaci di intercettare query specifiche come “tagliando Toyota Roma” e collegato i form al CRM automotive del cliente usando il formato ADF, lo standard del settore per il tracciamento dei lead. Sono mestieri diversi, con strumenti e tempi diversi, e raramente stanno tutti nelle mani di una persona sola.

La proprietà: dominio, hosting, accessi

Ci sono arrivati clienti con dominio e hosting intestati al vecchio fornitore. Conoscendo le procedure si recupera tutto quello che serve per lavorare, lo abbiamo fatto più volte, ma sono settimane di trafile che una riga di contratto avrebbe evitato. Chi possiede cosa è una domanda da fare prima della firma, non dopo la rottura.

I contenuti, l’ostaggio silenzioso

I page builder hanno un effetto collaterale di cui si parla poco: i contenuti restano intrappolati negli shortcode dello strumento. Quando il rapporto col fornitore finisce, esportarli in modo pulito è complicato. Nelle nostre migrazioni abbiamo usato approcci diversi a seconda dei casi: plugin di import ed export, reinserimento manuale su siti di staging, tool sviluppati ad hoc per estrarre i contenuti. Spesso però la migrazione tecnica è solo metà del lavoro, perché il progetto prevede la riscrittura dei testi e dell’albero di navigazione, e quindi anche la gestione dei redirect per non disperdere il posizionamento accumulato negli anni.

L’agenzia non è sempre la risposta giusta (e il fai da te non è mai gratis)

Ecco la parte che un’agenzia di solito non scrive. Se il tuo sito deve presentare un curriculum, un progetto personale o un’attività in fase di test, non ti serve uno studio: ti servono un builder e un pomeriggio di pazienza. Se hai un perimetro definito e un buon freelance di fiducia, tienitelo stretto. Pagare un processo a più mani per un problema che non lo richiede è uno spreco, e gli sprechi non costruiscono fiducia in nessun settore, tanto meno nel nostro.

Il discorso si rovescia quando il sito è un canale commerciale. Il vecchio sito di AutoRoyal, quello fatto col page builder, formalmente funzionava: era online, era completo, era costato poco. Quando siamo partiti, a settembre 2024, generava circa 180 lead al mese. A gennaio 2026, con il nuovo sito e la strategia SEO a regime, i lead mensili sono stati 413, una crescita superiore al 120%. Nel mezzo: +32% di performance tecnica, +50% di SEO score, 94 problemi di accessibilità corretti. La differenza tra quei due numeri, ripetuta ogni mese, è il costo reale del sito “economico”. Non compariva in nessun preventivo, ma l’azienda lo stava pagando.

Per questo la domanda “quanto costa un sito” è incompleta. Quella giusta è: quanto mi costa il sito che non funziona?

Come lavoriamo noi quando un progetto arriva in studio

Ogni progetto parte da un percorso di co-progettazione strategica: workshop con il cliente per definire obiettivi, pubblici e priorità prima di disegnare qualsiasi pagina. Per AutoRoyal questa fase ha prodotto il benchmark di settore, la keyword research e l’architettura informativa su cui è stato costruito tutto il resto. È anche il momento in cui decidiamo cosa salvare del sito esistente e cosa riscrivere da zero.

Lo sviluppo avviene su Flying, il framework WordPress che manteniamo internamente. Niente page builder: il backend è un sistema modulare che il team del cliente usa in autonomia senza scrivere codice, e il markup è curato sul piano semantico. È una scelta che paga due volte, perché una base semantica solida serve tanto alla SEO quanto all’accessibilità: i 94 problemi corretti sul sito AutoRoyal nascono dallo stesso lavoro che ha fatto crescere il SEO score del 50%. Le performance seguono la stessa logica: hosting su Kinsta e un’attenzione al peso delle pagine che comincia dal design, non dal plugin di caching installato alla fine.

Il progetto AutoRoyal, dalla co-progettazione alla messa online, ha richiesto tre mesi.

Un limite reale: tre mesi non sono tre giorni

Quel numero merita onestà. Un website builder promette il sito in un weekend e la promessa la mantiene; un freelance veloce consegna in poche settimane. Noi no. Tre mesi sono il tempo di analisi, design, sviluppo, contenuti e test fatti da persone diverse che si passano il lavoro, e in quei tre mesi il cliente lavora con noi: workshop, revisioni, materiali da fornire, decisioni da prendere. Un processo strutturato ha costi e tempi che una persona sola non ha, e per molti progetti quel processo è semplicemente sovradimensionato. Se la rapidità è il vincolo principale del tuo progetto, è giusto saperlo prima di chiederci un preventivo.

Le red flag da cercare in un preventivo

Quando un cliente ci mostra il preventivo di un altro fornitore, la prima cosa che guardiamo non è il prezzo: è come viene descritta la manutenzione. Spesso è liquidata in modo superficiale, o non compare affatto. È il segnale più affidabile che conosciamo, perché racconta cosa succederà al sito dopo la consegna: aggiornamenti saltati, plugin abbandonati, sicurezza lasciata al caso. Molti dei siti che rifacciamo da zero nascono esattamente da lì. Su cosa comprende una manutenzione fatta bene abbiamo scritto un articolo dedicato.

La seconda verifica riguarda le intestazioni: dominio e hosting devono essere a nome tuo, sempre, anche quando li gestisce il fornitore. La terza riguarda gli accessi, e qui serve una precisazione onesta. Anche noi consegniamo ai clienti credenziali da editor e riserviamo gli accessi da amministratore a chi ne ha reale necessità, perché la manutenzione e gli interventi tecnici li facciamo noi, e un accesso completo usato male può compromettere un sito. La red flag non è che il fornitore tenga per sé gli accessi admin: è che la cosa non sia dichiarata, motivata e reversibile. Se chiedi “cosa succede se un giorno ci lasciamo?” e la risposta è vaga, hai già la tua risposta.

L’ultima domanda riguarda i contenuti: chiedi con quali strumenti sarà costruito il sito e quanto sarà complicato, un domani, portare via testi e immagini. Come abbiamo visto con i page builder, certi strumenti rendono l’uscita molto più costosa dell’ingresso.

Da dove iniziare

Definisci il problema prima del budget. “Mi serve un sito” non è un obiettivo; “devo generare richieste di preventivo dalla mia zona” sì.

Scrivi un brief, anche di una sola pagina: cosa fa l’azienda, a chi parla, cosa deve succedere sul sito, con quali sistemi deve integrarsi.

Chiedi a ogni fornitore chi sarà l’intestatario di dominio e hosting, chi avrà quali accessi e cosa succede a fine rapporto.

Leggi come è descritta la manutenzione nel preventivo. Una riga vaga oggi diventa un problema concreto tra due anni.

Verifica i progetti passati: non i mockup nel portfolio, ma siti online con risultati misurabili e clienti riconoscibili.

Se stai facendo questa scelta, parliamone

Non sappiamo se il tuo progetto abbia bisogno di uno studio come il nostro: a volte la risposta onesta è no, e in quel caso te lo diciamo. Se vuoi farti un’idea di come ragioniamo, puoi vedere come progettiamo i siti web e i progetti che abbiamo seguito. Quindici anni di siti ereditati ci hanno insegnato a fare le domande giuste, anche quando la risposta non ci porta un cliente.