Gimme5 premiata ai DX Awards: il nostro lavoro sull’accessibilità
di: Laura Molena
1 Luglio 2026 — Tempo di lettura: 11'
In sintesi: il 25 giugno 2026, ai Digital Experience Awards by Contentsquare, il sito che abbiamo progettato e sviluppato per Gimme5 ha vinto il premio Best Digital Accessibility Mission. Non è il timbro su un obbligo normativo assolto: è la conferma di due cose in cui crediamo. L’accessibilità, quando entra nel design fin dall’inizio, diventa un valore di brand invece di un compromesso estetico. E una soluzione nata per poche persone, come i grafici dei fondi trasformati in tabelle leggibili, finisce spesso per rendere l’informazione più chiara a tutti.
Quando Gimme5 ci ha affidato il progetto, la richiesta e il timore erano la stessa cosa. Adeguare il sito all’European Accessibility Act, sì, ma senza perdere l’identità visiva che rende il marchio riconoscibile: la palette, i componenti, il tono. Il rischio percepito era che l’accessibilità arrivasse a limare via tutto ciò che rendeva Gimme5 sé stessa. Come racconta il lavoro che abbiamo fatto sul sito accessibile di Gimme5, abbiamo preso quel timore e lo abbiamo ribaltato in un’opportunità.
La sera del 25 giugno 2026, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, quel ribaltamento ha avuto un riscontro pubblico.
Che cosa premia il Best Digital Accessibility Mission
I Digital Experience Awards by Contentsquare premiano i progetti che mettono accessibilità, inclusione e semplicità al centro dell’esperienza digitale. Nella categoria dedicata all’accessibilità Gimme5 era in ottima compagnia: sul podio comparivano anche Amplifon e l’Università di Bologna. Vincere il Best Digital Accessibility Mission, in quel contesto, significa una cosa precisa. Aver dimostrato che accessibilità digitale e accessibilità finanziaria possono crescere insieme, invece di ostacolarsi.
Che l’accessibilità abbia una categoria tutta sua, in un premio dedicato all’esperienza digitale, è già di per sé un segnale. Nel fintech italiano viene ancora vista troppo spesso come un adempimento da spuntare per evitare sanzioni, un costo da contenere. Questo riconoscimento racconta una storia diversa: investire in accessibilità significa costruire un prodotto migliore, per una platea di utenti più ampia. È la lettura che condividiamo, e che il progetto di Gimme5 mette nero su bianco.
Accessibilità digitale e brand: la sfida dell’European Accessibility Act
Il punto di partenza era l’European Accessibility Act, la direttiva europea che chiede a molti prodotti e servizi digitali di essere accessibili alle persone con disabilità. Per un servizio finanziario come Gimme5, che permette di risparmiare e investire direttamente dall’app, non era un dettaglio da relegare a fine progetto: significava rivedere il sito alla luce dei criteri di successo delle WCAG 2.1 AA e della norma tecnica UNI CEI EN 301549.
La tentazione, in casi così, è trattare l’adeguamento come una lista di caselle da spuntare. Noi lavoriamo diversamente: l’accessibilità è parte di come progettiamo prodotti digitali accessibili, non un livello di vernice da stendere alla fine. E per Gimme5 la posta in gioco non era la conformità in sé, ma farla convivere con un’identità forte, senza chiedere al brand di farsi da parte.
L’accessibilità non toglie niente, aggiunge
Qui sta il cuore della storia, ed è anche la parte più controintuitiva. Ottimizzare la palette per garantire contrasti adeguati, ridefinire le gerarchie tipografiche, progettare stati di focus visibili, introdurre un modo per disattivare le animazioni: sono interventi che, agli occhi di chi non ha esigenze specifiche, restano quasi invisibili. Eppure non hanno diluito il brand. Lo hanno reso più solido, più leggibile, più coerente su ogni schermo.
Il caso più netto riguarda i fondi di investimento. I grafici interattivi, generati in tempo reale con Chart.js a partire dai dati in formato JSON, erano il cuore informativo del sito, ma non erano leggibili da chi naviga con la tastiera o usa uno screen reader. Invece di stravolgere l’infrastruttura esistente, abbiamo costruito un’alternativa parallela: gli stessi dati JSON diventano tabelle accessibili, con colonna data e colonna valore, accompagnate quando serve da una sintesi dell’andamento del fondo.
La sorpresa è arrivata dopo. Quella tabella, nata per risolvere un problema di poche persone, ha reso i numeri più comprensibili per chiunque, non solo per chi usa tecnologie assistive. Accessibilità tecnica e accessibilità cognitiva si sono sovrapposte in modo molto concreto. È lo stesso concetto che Giuseppe Codazzi, Product Manager di Gimme5, ha riassunto ricevendo il premio: accessibilità e qualità del prodotto «non sono in tensione: si rafforzano a vicenda».
Dietro le quinte: come ci siamo arrivati
Non ci siamo arrivati per intuizione, ma per metodo. Il progetto è partito da un audit fatto di test manuali veri: navigazione da tastiera, screen reader, funzioni di ingrandimento. Gli strumenti automatici da soli non bastano, perché molte barriere si vedono solo provando a usare il sito come lo userebbe una persona con tecnologie assistive. Da lì sono nati due documenti paralleli: un report narrativo per chi doveva decidere e un documento tecnico con ogni non conformità e la relativa correzione.
La parte decisiva, però, è a monte. Quasi il 70% dei problemi di accessibilità nasce dal design, quindi è lì che abbiamo lavorato prima di scrivere una riga di codice. Sul fronte dello sviluppo abbiamo usato Flying, il nostro blank theme WordPress, che incorpora relazioni semantiche e componenti accessibili per impostazione predefinita: un modo per costruire prodotti digitali affidabili, performanti e accessibili senza rincorrere le correzioni manuali a ogni aggiornamento di contenuto.
Dalle FAQ ai link parlanti: gli interventi che si notano di più
Alcune scelte sono piccole nella descrizione e grandi nell’uso quotidiano. Nella sezione di supporto abbiamo ripensato il percorso prima ancora dell’interfaccia, aggiungendo scorciatoie come «salta alle domande frequenti» e una ricerca con etichette chiare, così che arrivare a un’informazione non richieda di attraversare tutta la pagina. Sui contenuti dinamici abbiamo reso le chiamate all’azione contestuali: un generico «leggi di più» diventa in automatico «leggi di più sul fondo X», che per chi usa uno screen reader fa la differenza tra un elenco di link identici e un elenco che si capisce. E in fase di quality assurance abbiamo investito diverse ore proprio su queste rifiniture, perché è nel dettaglio che l’accessibilità si sente davvero.
Un limite reale: la tabella non è il grafico
Essere onesti fa parte di come lavoriamo, quindi lo diciamo: la tabella accessibile risolve il problema della leggibilità, ma non restituisce l’immediatezza visiva di un grafico interattivo. È la scelta giusta dato il vincolo tecnologico, e la migliore possibile senza riscrivere l’intera infrastruttura, però resta un compromesso e non una bacchetta magica. Su progetti dove la visualizzazione è il valore centrale, varrebbe la pena mettere in conto grafici accessibili nativi, con il tempo e il budget che richiedono.
C’è un secondo limite, più sottile. Un audit fotografa un momento. Un sito vive, cambia, si riempie di contenuti nuovi, e ogni contenuto nuovo può reintrodurre una barriera che l’audit aveva chiuso. L’accessibilità non è un traguardo che si taglia una volta: è una forma di manutenzione. Per questo non promettiamo una conformità perfetta e valida per sempre, ma un impegno a tenerla alta nel tempo.
Per Gimme5 accessibilità digitale e finanziaria sono lo stesso lavoro
Gimme5 parla di accessibilità su due livelli. Quello digitale: sito e app che funzionano per chiunque, comprese le persone con disabilità visive, motorie o cognitive. E quello finanziario: si può iniziare a risparmiare e investire da 1 euro, con piccoli passi nel tempo. I due livelli sono inseparabili, perché un servizio che esclude qualcuno lo tiene lontano dall’investimento prima ancora che possa capirci qualcosa.
Per noi vale un principio parallelo. Accessibilità, performance e leggibilità non vivono in compartimenti separati: un sito costruito bene per chi usa uno screen reader è quasi sempre un sito più chiaro anche per Google e per i motori generativi. È il terreno in cui accessibilità e SEO si rafforzano a vicenda, e in cui il lavoro fatto per le persone porta benefici che nessuno aveva chiesto in modo esplicito.
C’è poi il ritorno più concreto, quello che spesso convince anche chi parte scettico. Le ottimizzazioni fatte sul design system sono invisibili a chi non ne ha bisogno, ma per chi altrimenti resterebbe fuori sono la differenza tra usare il servizio e non poterlo usare affatto. Rendere un sito accessibile vuol dire ampliare la platea che può informarsi, capire e decidere: un vantaggio competitivo, non una voce di costo. Per un servizio che vive di fiducia, come quello finanziario, è tutt’altro che un dettaglio.
Da dove iniziare se hai un sito da adeguare
Se hai un sito che deve diventare accessibile, questi sono i primi passi che consigliamo, nell’ordine in cui contano.
- Parti da un audit onesto, fatto anche a mano e non solo con gli strumenti automatici: è l’unico modo per capire cosa vive davvero una persona che usa tecnologie assistive.
- Guarda al design system prima che al codice, perché è lì che nasce la maggior parte delle barriere, dai contrasti agli stati di focus fino alle etichette dei form.
- Coinvolgi lo sviluppo fin dall’inizio, così l’accessibilità entra nelle logiche del sito invece di diventare una serie di pezze applicate dopo. Un esempio in un contesto molto normato è il sito che abbiamo costruito seguendo le linee guida AgID.
- Trattala come un processo, con controlli periodici sui contenuti nuovi, e non come una certificazione da incorniciare una volta e dimenticare.
Se vuoi partire con il piede giusto
Il premio a Gimme5 non sarebbe arrivato senza la fiducia e la disponibilità del loro team, in particolare di Andres Felipe Pardo e Fabio Arlati, che hanno accompagnato ogni fase con entusiasmo e spirito di collaborazione. È il tipo di lavoro che ci piace fare: profondo, condiviso, con un risultato che si vede e uno che si sente.
Se hai un sito da adeguare all’European Accessibility Act e non vuoi perdere ciò che ti rende riconoscibile, possiamo guardarlo insieme. Offriamo una call di trenta minuti sull’accessibilità digitale per capire a che punto sei e da dove conviene partire. Senza promesse di conformità immediata: prima capiamo il tuo sito, poi parliamo di come renderlo accessibile davvero.